Il Samadhi

Il Samadhi

    Secondo un insegnamento orientale, “per mezzo del Samadhi viene tolto di mezzo tutto ciò che nasconde la signoria dell’anima”. Cosa significa questa affermazione? Essendo un insegnamento appartenente alla cultura mistica, partiamo dal punto più semplice: il significato etimologico del termine. La parola Samadhi si compone del termine SAM, che deriva dal greco e significa “insieme a” e ADHI, che significa “Signore” o “Dio”. Pertanto una traduzione della parola Samadhi potrà essere “unione con Dio” (questo è il senso utilizzato dai mistici cristiani per indicare la loro esperienza).

    I buddhisti usano invece la parola Samadhi per indicare una unione mistica tra osservatore e oggetto osservato, quindi il Samadhi diviene una facoltà dell’attenzione.

    Il Samadhi però non deve intendersi come una semplice unione tra due cose, perché nel Samadhi i molti e l’uno sono uniti in un’unione dell’esistenza con l’inesistenza.

    Per raggiungere il Samadhi è ovviamente necessaria la mediazione, magari diretta verso qualcosa che attrae particolarmente. È però fondamentale che la mente non sia eccitata durante la meditazione: è per questo che sarebbe meglio avere come oggetto della meditazione un oggetto che, in sé, non ha importanza. Gli indù sostengono che la natura dell’oggetto determina il Samadhi, quindi dobbiamo scegliere l’oggetto della meditazione con molta cura.

    Attraverso il Samadhi non vengono distrutte solo tutte le forme e tutte le idee, ma anche quelle concezioni che sono implicite nelle nostre idee di tali idee. Possiamo così affermare che “il nero è bianco” e che “la bianchezza del nero è l’essenziale della sua nerezza”. In questo modo, si riesce a liberare l’universo dalle sue condizioni, cosicché il Nulla è uguale all’Uno che è uguale all’Infinito.

    Il Samadhi potrebbe essere presentato come “un fluire della mente in un’unica corrente ininterrotta dall’ego al non ego, senza coscienza dell’uno e dell’altro, accompagnato da meraviglia e beatitudine crescenti.”

    Caro lettore, per realizzare il Samadhi devi riuscire a comprendere da solo gli insegnamenti mistici, come quello già citato relativo al “nascondere la signoria dell’anima”. Per aiutarti ad espandere la tua coscienza, puoi meditare su questi antichi insegnamenti taoisti:

    “Per vedere al di là dei limiti, il sottile cuore delle cose, liberati dei nomi, dei concetti, delle aspettative, delle ambizioni e delle differenze.”

    “Fai col non fare, agisci col non agire.”

    “Il cielo è perpetuo, la terra è perenne. Essi sono eterni perché non vivono per se stessi. Nello stesso modo, il saggio si fa ultimo divenendo quindi primo; si tiene al di fuori restando quindi al centro; rinuncia a se stesso realizzandosi quindi in pieno.”

    Buon cammino di luce

    Salvatore Sealiah Marinò